Val d’Ultimo, una perla nascosta

photo © San Nicolò_Flavio Zanella

di Ercole Giammarco

 

È stato un essere vivente 600 volte più piccolo del diametro di un capello a mettere in ginocchio l’Umanità. Attraverso il covid19 la Natura ha detto la sua sull’illusione della razza umana di poter dominare il mondo e di avere pieno controllo sul proprio destino.

Anche per questo noi amiamo andare in montagna: le grandi cime e lo spettacolo potente della Natura ci ricordano quanto siamo piccoli e insignificanti. Eppure suscitano in noi anche un senso di stupore e gratitudine per la bellezza del Creato. Siamo un niente, ma un niente in grado di capire  la Grande Bellezza  del tutto.

Così, oggi abbiamo deciso di parlarvi di una valle alpina che con la sua bellezza nascosta e ancora ignota ai più riesce davvero a stupire: vi regaliamo questa dritta in attesa di tempi migliori, che non tarderanno ad arrivare.

È la Val d’Ultimo, 41 chilometri di boschi e alpeggi che risalgono il torrente Valsura fino alle sue sorgenti. È una tipica valle del Sud Tirolo: antichi masi, prati verdissimi, boschi fitti e sullo sfondo le cime del Gruppo dell’Ortles sud-orientale. La parte più alta della valle è nel territorio del Parco Nazionale dello Stelvio.

photo © San Nicolò_Flavio Zanella

Rispetto alle altre valli del Sud Tirolo la Val d’Ultimo ha però una caratteristica che la rende unica e preziosa: qui il turismo di massa non è mai arrivato perché le montagne che la circondano non avevano le caratteristiche adatte per diventare un comprensorio sciistico e perché la parte alta della valle non comunica, attraverso un passo, con altre valli.

Quindi poca gente, montagne incorrotte, paesi che non sono stati anabolizzati dalle esigenze di una ricezione turistica massiva e una cultura contadina ancora fortissima perché l’economia industriale, per la mancanza di collegamenti commerciali, non si è mai sviluppata.

Tutto questo si respira passeggiando per i suoi paesi, fermandosi in un maso a comprare del formaggio, chiacchierando con un contadino incontrato durante un’escursione.

Per pianificarci una vacanza non avete bisogno di noi, basta visitare il sito della Val d’Ultimo, fatto benissimo (come di solito è per tutti i siti informativi del Sud Tirolo).

Quello che invece potrebbe farvi piacere è scambiare due chiacchiere con un simpatico sessantenne che li è nato e vissuto ed è considerato un punto di riferimento della Comunità di Ultimo. Me lo ha segnalato un funzionario del Comune di Ultimo, dove Elmar è assessore di agricoltura, foreste e malghe, tutela ambientale.

Gli telefono nel primo pomeriggio ma deve andare in stalla ad accudire gli animali. Rimandiamo così la conversazione alle 9 di sera.

photo © Flavio Zanella

Elmar, quando parli viene fuori un grande amore per la tua terra. Perché ami così tanto questa valle?

Io sono nato e ho sempre vissuto nel maso che è stato di mio padre, e prima del padre di mio padre. Amo questa terra perché un piccolo pezzo di questa terra è mia, e conserva il ricordo della mia famiglia, dei miei avi, delle loro storie di fatica e di lavoro. Vivere in un posto dove affondano le tue radici vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.

Passeggiando per la valle si respira un’aria unica: come se il tempo qui non si fosse fermato ma fosse andato più lento che nelle altre valli. Perché?

La valle d´Ultimo – Ultental – fino al secondo dopoguerra era una delle valle più povere del Sudtirolo. I masi – in genere piccoli – dovevano nutrire famiglie numerose. E il lavoro del contadino di montagna si confronta con una Natura tanto bella quanto ostile.

Le cose cambiarono dopo la seconda guerra mondiale: si cominciarono a costruire grandi impianti idroelettrici per fornire energia allo straordinario sviluppo industriale del resto del Tirolo. Tanti posti di lavoro, ma anche una catastrofe per una Natura che, fino a quel momento, era rimasta intatta. I grandi laghi artificiali si sono “mangiati” anche i masi più belli e più antichi.

Poi, lentamente, tutto è tornato come prima, le ferite del paesaggio si sono rimarginate e dei laghi artificiali si è riappropriata la Natura, e oggi contribuiscono a creare l’idillio di questa valle.

Di cosa vivono gli abitanti della valle?

Allevamento e agricoltura, che hanno però conservato una dimensione familiare. Poi lavoriamo il legno, il bel legno scuro di cui sono ancora fatte molte delle nostre case. E c’è un fiorente piccolo artigianato che conserva la memoria di un’economia autosufficiente, basata sul baratto.

Tre cose che chi visita la Val d’Ultimo non può mancare.

Sintetica la tua domanda, altrettanto sintetica sarà la mia risposta.

I larici millenari a Santa Gertrude: sono fra le piante più antiche al mondo (oggi patrimonio Unesco dell’Umanità); il Lago Lungo, un lago alpino a 2300 metri di altezza (è lì che nasce il torrente Valsura); il museo etnografico della valle, a Ulten, che conserva le memorie del nostro popolo. E il sentiero n.12. L’escursione può durare due o tre giorni e il percorso misura quasi 50 chilometri. Si parte da Pracupola (1145 m), si sale lungo il versante soleggiato della valle e si giunge fino al  Rifugio Canziani al Lago (2560 m). Da lì si prosegue verso il Rifugio Stella Alpina al Lago Corvo (2425 m) e poi lungo le montagne della Catena delle Maddalene per poi scendere a San Nicolò (1256 m). E’ uno dei tanti, magnifici sentieri panoramici della nostra valle, ma è quello che preferisco.

Grazie Elmar, a  questo punto, appena sarà possibile, torno in Val d’Ultimo e passo a salutarti…

Mi farà piacere. E ti cucino i Kaiserschmarren, il nostro pane fritto. Ma solo se riuscirai a pronunciarlo correttamente!

photo © Flavio Zanella